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Monthly Archive for Agosto, 2007

Crollo borsa di Tokio Nikkei 225

La crisi dei mutui subprime contribuisce al crollo del Nikkei 225. Dopo avere perso il 4% in 2 giorni e dopo un’apertura a -1,17, la borsa giapponese con l’indice azionario Nikkei 225 è crollato con una perdita del 5,42% perdendo 874,81 punti e scendendo fino a una chiusura di 15273,68. Un duro colpo per la borsa nipponica.

Sul fronte delle valute c’è stata una forte rivalutazione nelle ultime sedute da parte dello Yen verso Euro e Dollaro.

Nonostante questo, i principali istituti di ricerche economiche a Tokyo prevedono la crescita del Pil giapponese superiore al 2% grazie alle esportazioni di tecnologia avanzata.

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Il nikkei perde oltre il 4% in 2 giorni

Il crollo dell’indice nipponico non si ferma e l’indice della borsa giapponese anche oggi 16 agosto perde circa il 2% che si aggiunge ad una perdita simile del giorno precedente dell’indice Nikkei 225 portando la perdita degli ultimi 2 giorni al 4% e l’indice vicino a quota 16000 - oltre 2000 punti in meno dai massimi dell’anno -, il livello più basso dell’anno in corso.

La BOJ - Banca Centrale del Giappone - monitora attentamente la situazione con iniezioni o drenaggi di liquidità sul mercato.

La crisi subprime, nonostante i fondamentali giapponesi, ha coinvolto anche le azioni della borsa di Tokio.

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Subprime Giappone e il Nikkei

Anche il Giappone soffre per il problema dei mutui subprime che ormai non coinvolge più solo l’America ma tutto il mondo.

Oggi il Nikkei ha perso oltre il 2% tornando alle quotazioni di fine 2006 inizio 2007. L’investimento azionario in agosto ha avuto un esito non proprio positivo.
Tuttavia è convinzione di vari professionisti del settore della finanza che la ripresa economica nel Giappone è sana e saprà riprendersi anche dalla crisi dei subprime.

Anche la Banca Centrale del Giappone è molto attenta alla situazione subprime e le autorità nipponiche dosano interventi di iniezione e riassorbimento della liquidità tenendo conto dell’interesse ufficiale di sconto del Giappone molto basso.

Da più parti si ha la convinzione che questa crisi dei mutui subprime sia un problema molto limitato, temporaneo che non dovrebbe avere gravi influenze.

Resta il fatto che nel giro di pochi giorni anche il Nikkei ha praticamente perso tutti i guadagni dell’anno. Tanti mesi per salire, poche sedute per perdere tutto e una perdita della borsa giapponese di oltre il 2% a ferragosto per problemi che sono nati altrove lascia l’amaro in bocca a qualcuno.

Saprà il Nikkei guadagnare rapidamente molti punti percentuali come a volte Tokio già ha fatto in passato? Basta monitorare attentamente la borsa giapponese ormai a livelli bassi e di ipervenduto a breve termine per vedere se ci sono i presupposti per un rimbalzo delle quotazioni delle azioni o di un nuovo rialzo del Nikkei.

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Agosto 2007 è stato un mese al cardiopalma per gli investitori.

Il crollo di agosto 2007 ed in particolare di venerdì 10 agosto 2007 passerà alla storia.

I mutui subprime hanno in parte contagiato alcune banche nel mondo, ed in particolare in America e in Europa. Nonostante ciò la correzione dei listini azionari appare un po’ esagerata e varie opportunità di acquisto iniziano ad essere visibili.

A Piazza affari tra i titoli del MIB30 e S&P ci sono azioni con target price anche sopra al 50% rispetto ai livelli toccati durante il venerdì nero del 10 agosto 2007, altri titoli azionari che rendono come p/e - price earning - qualcosa vicino al 7%.

Tutti sanno che i mutui subprime interessano alcune economie ma in Italia non sembra ci siano questi “mutui subprime” visto le rigide regole e controlli che vengono effettuate per erogare un mutuo. Tutte regole improntate alla prudenza e tranquillità.

Appare pertanto evidente come in uno scenario globale colpito dal fattore subprime molte azioni ne sono state coinvolte ma dopo un po’ solo le società realmente coinvolte avranno probabilmente la peggio e aziende del settore finanziario che non hanno problemi dei mutui subprime e a maggior ragione le società che operano in settori diversi dai mutui e finanziamenti esprimeranno al meglio le potenzialità della società in base al proprio core business.

Quindi una società petrolifera per esempio l’ENI vedrà di interesse le quotazioni del petrolio, il valore dell’euro e del dollaro, le esportazioni, ecc. così come per esempio la Fiat, come dato di interesse, viene visto quante auto vende ogni mese, ogni trimestre e ogni anno in Italia, all’estero in Europa e in altri continenti.

Il crollo delle borse ad agosto quindi fa paura ma in parte offre delle opportunità di acquisto che prima erano meno evidenti. Tuttavia la prudenza è d’obbligo perchè pur essendoci buone probabilità di una stabilizzazione dei mercati finanziari ed un attento monitoraggio delle Banche Centrali come la BCE e la FED, ulteriori ribassi non possono certamente escludersi così come un classico lunedì nero o venerdì nero della borsa (i giorni in cui il panico tende ad accentuarsi).

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La BCE di Jean-Claude Trichet giovedì 9 agosto 2007 ha immesso sul mercato una quantità davvero forte di liquidità: questo avrà presumibilmente la possibilità di tamponare e fare risalire i mercati finanziari. Sono stati messi sul mercato circa 130 milardi di dollari, circa 100 miliardi di euro.

Cosa potrebbe succedere? Gli scenari sono complessi e non eccessivamente chiari ma in presenza di un calo delle quotazioni del petrolio si potrebbe ipotizzare che prima di rialzare i tassi di interesse in Europa Jean-Claude Trichet e la Banca Europea ci dovranno pensare un po’.

Forse è per questo che il bund è salito, così come il reddito fisso e i btp scommettendo forse su un non imminente rialzo dei tassi di interesse della BCE.

Le aspettative per un rialzo dei tassi nel prossimo mese si sono ampiamente ridotte e visto l’atteggiamento della BCE di immettere sul mercato tempestivamente e con rapidità inusuale una forte quantità di liquidità, è plausibile pensare che di rialzi dei tassi di interesse in Europa per un po’ non se ne parlerà più e ora potrebbe essere il tempo di avere tassi stabili o addirittura in calo. Una riduzione dei tassi in Europa potrebbe essere non proprio imminente ma comunque più vicina rispetto alle precedenti aspettative.

Una riduzione dei tassi di interesse o un mancato aumento dei tassi di interesse - in buona parte già scontati dal mercato, in presenza di una crescita robusta e di forti utili potrebbe portare le quotazioni azionarie a nuovi massimi storici e costituire le attuali quotazioni di alcune azioni un’opportunità di acquisto a prezzi economici, da saldo, quasi stracciati.

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La BCE di Jean-Claude Trichet - President of the European Central Bank (ECB) - in un articolo pubblicato nel Bollettino mensile a riguardo del Leveraged buyout e la stabilità finanziaria afferma che “Il mercato mondiale dei prestiti a elevata leva finanziaria, ivi compreso un ampio segmento europeo, mostra alcune analogie con il mercato statunitense dei mutui ipotecari di qualità non primaria che potrebbero dar adito a timori per la stabilità finanziaria nel caso di una svolta avversa nel ciclo del credito”.

Alcuni problemi sembrano esserci anche in alcuni fondi che investono nel mercato americano dei subprime. BNP Paribas ha sospeso temporaneamente la quotazione di 3 fondi coinvolti in questa crisi finanziaria. Già altre banche in Germania avevano bloccato le richieste di rimborso di alcuni fondi coinvolti nel subprime.

La Banca Centrale Europea continua a richiedere di vigilare sui prezzi e ridurre la spesa pubblica: eventuali introiti straordinari dovrebbero essere destinati alla riduzione del disavanzo. Inoltre si sottolinea che le prospettive di espansione nel medio periodo restano favorevoli e che ci sono rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi e pertanto è essenziale vigilare con molta attenzione per evitare che si concretizzino i rischi per la stabilità dei prezzi nel medio periodo.

Alcune componenti che hanno fatto aumentare i prezzi e l’inflazione è per esempio, oltre all’aumento dei salari, il forte incremento del prezzo del petrolio e della benzina alla pompa e l’elevato costo di approvvigionamento del petrolio in vista del prossimo autunno e primavera con probabili inverni freddi e con il periodo centrale dell’inverno rigido e temperature al di sotto della media.

Il profilo a breve termine dei tassi di inflazione continua a riflettere in ampia misura l’evoluzione dei prezzi dell’energia. Tenuto conto dell’attuale livello delle quotazioni del petrolio e dei relativi contratti future sul greggio, è probabile che nei prossimi mesi l’inflazione continui sostanzialmente ad attestarsi intorno ai valori correnti, per poi registrare un incremento significativo verso fine anno.

Da monitorare attentamente anche l’andamento dei prezzi del petrolio.

La Banca Centrale Europea anche questa volta ribadisce la preoccupazione sui principali rischi per la stabilità dei prezzi dovuti all’andamento più sostenuto delle attese di salari e costi, infatti viene detto dell’”importanza di evitare una dinamica salariale che finirebbe per generare pressioni inflazionistiche e ridurre il potere di acquisto di tutti i cittadini dell’area euro”.

Viene anche detto che nell’orizzonte di medio periodo rilevante per la politica monetaria le prospettive di stabilità dei prezzi rimangono soggette a rischi al rialzo. La recente evoluzione dei corsi del petrolio costituisce un monito circa i potenziali rischi per la stabilità dei prezzi connessi alla dinamica della componente delle materie prime. Nel complesso, tuttavia, rischi al rialzo derivano in ampia misura da fattori interni. In particolare, dato l’elevato grado di utilizzo delle risorse dell’economia dell’area euro e con l’occupazione in forte crescita, si profilano vincoli di capacità che potrebbero indurre, segnatamente, una dinamica dei salari e dei costi più vivace delle attese. In tale contesto il potere delle imprese nel determinare i prezzi in segmenti di mercato a bassa concorrenza potrebbe incrementare i margini di profitto. E’ pertanto cruciale che tutte le parti coinvolte mostrino senso di responsabilità. Gli accordi salariali dovrebbero essere sufficientemente differenziati per tenere conto delle posizioni in termini di competitività di prezzo, del livello tuttora elevato della disoccupazione in numerose economie nonché degli andamenti della produttività del settore. Rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi derivano inoltre da aumenti dei prezzi amministrati e dalle imposte indirette in aggiunta a quelli anticipati finora, nonché dal possibile orientamento prociclico della politica di bilancio in alcuni paesi.

Le prospettive di crescita ed espansione di Eurolandia restano nel medio periodo favorevoli. Vi sono i presupposti per il perdurare di una crescita sostenuta nell’area euro. I rischi per questo favorevole scenario di crescita sono sostanzialmente bilanciati nel breve periodo. A medio termine restano complessivamente orientati verso il basso, soprattutto per effetto di fattori esterni riconducibili segnatamente alla possibilità di bruschi mutamenti del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali che potrebbero comportare una ridefinizione del prezzo del rischio, a ulteriori incrementi del prezzo del petrolio, alla preoccupazione circa un eventuale andamento disordinato connesso a squilibri mondiali e ai timori di un aumento delle pressioni protezionistiche.

I mercati finanziari attraversano una fase di nervosismo caratterizzata da un aumento della volatilità e da un riesame dei rischi. Tale evoluzione manifesta segnali di normalizzazione per quanto concerne la definizione del prezzo di rischio. I mutamenti del clima di fiducia vanno tenuti sotto stretta osservazione. Il consiglio direttivo continuerà a prestare grande attenzione agli andamenti dei mercati nel prossimo periodo.

Secondo la BCE la sottovalutazione della valuta cinese, lo Yuan rischia di essere un boomerang per l’economia cinese. Occorre attuare misure di carattere più strutturale per affrontare le sfide di medio termine connesse agli squilibri globali. In particolare, una maggiore flessibilità dei tassi di cambio nei paesi che ne sono privi rimane della massima importanza. Ciò vale soprattutto per la Cina che ha registrato avanzi delle partite correnti molto ampi e crescenti. La sottovalutazione della sua moneta si riflette anche in un’accumulazione molto elevata di riserve valutaria che rende difficile al gestione macroeconomica interna, fra l’altro attraverso una forte espansione della liquidità e del credito. Inoltre, le riforme, la deregolamentazione e la liberalizzazione del settore finanziario in diverse economie emergenti, fra cui la Cina, saranno cruciali per ridurre l’eccesso di risparmio nonché migliorare l’efficacia delle politiche economiche e l’allocazione complessiva delle risorse, promuovendo così il benessere economico dell’intera popolazione.

Ulteriori progressi nella riforma strutturale dei mercati del lavoro e dei beni e servizi in Europa e in Giappone sono importanti affinché anche queste economie contribuiscano alla correzione degli squilibri globali. Nel caso degli Stati Uniti, il paese con il disavanzo corrente in gran lunga più ampio del mondo in termini assoluti, un mutamento delle politiche macroeconomiche, inclusa quella di bilancio, e interventi volti ad aumentare, in particolare, il risparmio del settore privato sono cruciali per contribuire a ridurre il disavanzo corrente e riequilibrare i flussi internazionali di capitale.

Nel complesso, poiché le più grandi economie del mondo condividono alla responsabilità degli squilibri globali, l’attuazione congiunta di riforme strutturali in tutti i paesi interessati aumenterà in misura considerevole le probabilità di una correzione coronata da successo.

Sul fronte inflazione la Survey of Professional Forecaster SPF stima un’inflazione in Europa al 2% per l’anno in corso e per il prossimo anno rispetto all’1,9 precedentemente indicato.

In media, i partecipanti alla Survey of Professional Forecaster hanno rivisto al rialzo le aspettative di inflazione e queste correzioni previsionali riflettono in larga misura le ipotesi di rincari petroliferi e il miglioramento delle prospettive di crescita, determinando un crescente grado di utilizzo della capacità produttiva. Alcuni interpellati hanno inoltre menzionato i prezzi amministrati superiori alle attese e le rinnovate spinte inflazionistiche provenienti dai prezzi dei beni di consumo non energetici.

Il ridimensionamento dei piani di risanamento in presenza di risultati positivi di bilancio inaspettatamente positivi comporta il rischio che si ripeta l’esperienza del 2000-2001, quando una insufficiente preparazione a un rallentamento dell’economia ha portato in breve tempo a disavanzi eccessivi.

Riveste inoltre importanza cruciale che i governi nazionali attuino le riforme strutturali con determinazione per migliorare il funzionamento e la flessibilità dei mercati e accrescere la concorrenza.

Il rispetto del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza è imprescindibile al fine di promuovere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nel lungo periodo.

La Survey of Professional Forecastres stima la crescita del pil in Eurolandia in crescita per l’anno corrente del 2,7% rispetto al 2,5% precedentemente stimato.

L’ulteriore liberalizzazione dei mercati, in particolare nel settore agricolo e in quello dei servizi, ha accresciuto la concorrenza; la riduzione delle barriere nazionali andrebbe a beneficio dei consumatori determinando un abbassamento dei prezzi, un aumento dei salari reali e una maggiore scelta di prodotti. Anche le imprese ne trarrebbero vantaggio, poiché questi fattori potenzierebbero l’efficienza, il dinamismo e la capacità di far fronte agli shock economici nonché di raccogliere le sfide e le opportunità derivanti dalla globalizzazione. Il completamento del mercato interno deve dunque costituire una priorità, in particolare per quanto riguarda l’ulteriore integrazione dei mercati finanziari, il proseguimento di un’effettiva concorrenza nelle industrie di rete e l’applicazione della direttiva sui servizi.

Ci sono ancora dei rischi sulla stabilità dei prezzi nel medio termine e la BCE è vigile per intervenire con tempestività e fermezza per garantirela stabilità del sistema.

La riduzione delle barriere nazionali andrebbe a beneficio dei consumatori determinando un abbassamento dei prezzi, un aumento dei salari reali e una maggiore scelta di prodotti. Anche le imprese ne trarrebbero vantaggio poiché questi fattori potenzierebbero l’efficienza, il dinamismo e la capacità di far fronte agli shock economici, nonché di raccogliere le sfide e le opportunità derivanti dalla globalizzazione.

I recenti andamenti economici e gli indicatori ricavati dalle indagini congiunturali confermano che nell’area euro è proseguita una robusta crescita dell’economia nel corso del secondo trimestre. Guardando al futuro, le prospettive di espansione nel medio periodo restano favorevoli. Vi sono i presupposti per il perdurare di una crescita sostenuta nell’area euro. Le condizioni esterne, dunque, continuano a sostenere le esportazioni dell’area euro. Anche la domanda interna dell’area dovrebbe preservare il suo slancio relativamente vivace. Gli investimenti dovrebbero restare dinamici. I consumi saranno sostenuti dall’evoluzione del reddito disponibile reale, in un contesto caratterizzato dal perdurare di una forte crescita dell’occupazione.

E’ essenziale pertanto vigilare con molta attenzione per evitare che si concretizzino rischi per la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Alla luce del contesto economico attualmente positivo nell’area dell’euro, la politica monetaria della BCE si connota ancora come accomodante. Nel complesso perdurano le condizioni di finanziamento favorevoli, una vigorosa crescita di moneta e credito, una situazione di liquidità abbondante. In prospettiva resta quindi necessario intervenire con tempestività e fermezza per assicurare la stabilità dei prezzi nel medio periodo.

Un ruolo di analisi, studi e interventi della BCE orientata ad un preciso e tempestivo intervento alla stabilità dei prezzi.

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Iveco in Cina

FIAT: IVECO;MARCHIONNE,NE STIAMO CREANDO UNA SECONDA IN CINA

L’Amministratore Delegato della Fiat Sergio Marchionne Marchionne ha confermato l’obiettivo di rendere operative le tre joint venture fatte nel 2006 da Iveco: “Speriamo di essere nelle condizioni entro il 2009 di dare buone notizie sulla gamma media e pesante dell’Iveco in Cina; stiamo creando l’equivalente di Iveco Europa in Cina molti ingegneri sono sul posto e stanno lavorando”.

Paolo Monferino, Amministratore delegato dell’ Iveco dice che Iveco produrrà nel 2007 quasi 100 mila camion in Cina che saliranno in tre anni a circa 160 mila. Se si considera che in tutto il resto del mondo ne vendiamo 200 mila, si capisce perché parliamo di una seconda Iveco”.

Il mercato cinese ed orientale per Iveco è una fetta importante del proprio business.

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Oleg Vladimirovich Deripaska, nato nel 1968, è un noto imprenditore russo e dopo avere ricoperto ruoli di prestigio come direttore generale presso la Sayanogorsk Smelter e presidente presso la Sibirsky Aluminium e ora ricopre il ruolo di principale azionista e presidente del consiglio di amministrazione della Rusal ovvero di una grandissima azienda leader mondiale nella produzione di alluminio ed è proprietario di Gaz, il secondo gruppo automobilistico russo. E’ il sesto uomo più ricco della Russia e figura nei primi 40 uomini più ricchi al mondo secondo la rivista Forbes.

Secondo alcune indiscrezioni stampa apparse sul Vedomosti l’holding Basic Element dell’imprenditore russo Oleg Vladimirovich Deripaska starebbe rastrellando il titolo azionario GM General Motors e sarebbe ormai già salito al 5%.

E’ possibile che ci siano acquisti mirati al rastrellamento di azioni Fiat dopo il crollo delle azioni Fiat forse non del tutto giustificato visto i rating di buy, i target price dei principali studi e il buon andamento delle vendite auto? I russi sono interessati a Fiat?

C’è anche chi ipotizza un imminente ingresso su Fiat visto anche il business che da tempo il Lingotto ha con la Russia e i Paesi dell’Est e le basse quotazioni delle azioni Fiat rispetto a pochi giorni fa con la possibilità ora di comprare ed accumulare Fiat a forte sconto dalle quotazioni di luglio; inoltre non bisogna dimenticare gli elevati target price che molte Banche d’Affari hanno messo su Fiat.

Non a caso è anche in atto il buyback su Fiat.

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Perchè comprare Unicredit

Molti analisti e banche d’affari alla luce dei brillanti dati di Unicredit rimangono molto positivi sul titolo spesso con raccomandazione e rating di buy su Unicredit.

  • Citygroup conferma il rating buy su Unicredit con target price a 9 euro grazie anche al robusto margine di interesse e crescita del Corporate e Retail Italia. Dati quindi di crescita sana e strutturale.
  • Société Générale conferma il rating di buy su Unicredit con target price a 8,8 euro. SG pone l’attenzione sul buon mix di crescita e rilancio. Buono l’Eps.
  • JP Morgan pone un rating overweight su Unicredit con un target price a 8,4 euro.
  • Merrill Lynch conferma il rating di buy su Unicredit con target price a 9 euro.
  • Altre banche d’affari e analisti hanno interessanti rating sul titolo Unicredito.

Attualmente il titolo Unicredit è poco sopra i 6 euro quindi, secondo gli studi, i report e i rating di alcune prestigiose banche d’affari, il titolo azionario Unicredit potrebbe guadagnare molti euro ed arrivare ad effettuare una performance azionaria anche con un guadagno del 30% - 40% - 50% dai minimi effettuati ad agosto 2007 e secondo le previsioni e le valutazioni di queste banche, acquistare il titolo Unicredit potrebbe essere un investimento interessante. Si ricorda che Alessandro Profumo ha detto che Unicredit Group è esposta nel settore mutui subprime per un valore irrilevante.

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Venerdì nero e crollo di Wall Street e degli indici azionari Dow Jones, S&P, Nasdaq, ed altri indici azionari americani con perdite generalmente superiori all’1%, con ribassi compresi tra il 2% e il 3%. Il DJ nell’ultima parte delle contrattazioni di venerdì 3 Agosto 2007 è crollata sotto le vendite e tutte le azioni dell’indice Dow Jones hanno perso e hanno messo tutte il segno negativo, nessuna azione ha guadagnato. Nonostante non è stato raggiunto ancora il minimo precedente di qualche seduta fa, una zona importante di supporto dove gli acquisti iniziano a farsi sentire e qualche compratore non esita a comprare azioni grazie anche alle “mani forti“. Una situazione simile si è comunque già avuta sempre venerdì 3 Agosto 2007 nei mercati azionari europei con tutti gli indici più importanti come il DAX, FTSE, SP MIB, MIB 30, Mibtel.

Qui si riporta l’andamento delle azioni che compongono il Dow Jones relativo al crollo di venerdì 3 Agosto 2007:

  • MMM 3M COMPANY 87,56 $ 1,56 (-1,75%) 4.937.161
  • T AT&T INC. 39,45 $ 1,15 (-2,83%) 13.100.400
  • AA ALCOA INC 36,18 $ 1,70 (-4,49%) 15.971.700
  • MO ALTRIA GROUP INC 66,60 $ 0,54 (-0,80%) 11.502.158
  • AXP AMER EXPRESS INC 57,49 $ 3,42 (-5,61%) 14.877.156
  • AIG AMER INTL GROUP INC 61,64 $ 2,17 (-3,40%) 26.023.138
  • BA BOEING CO 104,24 $ 1,69 (-1,60%) 5.410.700
  • CAT CATERPILLAR INC 78,96 $ 1,71 (-2,12%) 7.706.063
  • C CITIGROUP INC 45,72 $ 1,52 (-3,22%) 47.280.723
  • KO COCA COLA CO THE 53,28 $ 0,38 (-0,71%) 10.888.449
  • DIS WALT DISNEY-DISNEY C 33,90 $ 0,46 (-1,34%) 12.107.100
  • DD DU PONT E I DE NEM 46,35 $ 0,79 (-1,68%) 6.276.453
  • XOM EXXON MOBIL CP 82,08 $ 3,10 (-3,64%) 25.170.340
  • GE GEN ELECTRIC CO 38,06 $ 0,97 (-2,49%) 47.139.941
  • GM GEN MOTORS 32,04 $ 1,35 (-4,04%) 14.328.997
  • HD HOME DEPOT INC 36,19 $ 1,63 (-4,31%) 32.901.402
  • HON HONEYWELL INTL INC 58,18 $ 0,87 (-1,47%) 4.851.915
  • HPQ HEWLETT PACKARD CO 47,41 $ 0,82 (-1,70%) 17.126.300
  • IBM INTL BUSINESS MACH 111,89 $ 1,34 (-1,18%) 9.462.645
  • INTC INTEL CP 23,9101 $ 0,2774 (-1,15%) 73.164.282
  • JNJ JOHNSON AND JOHNS DC 60,55 $ 0,48 (-0,79%) 12.729.433
  • JPM JP MORGAN CHASE CO 43,65 $ 0,94 (-2,11%) 36.413.400
  • MCD MCDONALDS CP 48,52 $ 0,47 (-0,96%) 7.310.950
  • MRK MERCK CO INC 50,29 $ 1,35 (-2,61%) 11.100.962
  • MSFT MICROSOFT CP 28,9601 $ 0,5599 (-1,90%) 60.262.214
  • PFE PFIZER INC 23,51 $ 0,34 (-1,43%) 41.252.029
  • PG PROCTER GAMBLE CO 62,88 $ 0,42 (-0,66%) 20.157.751
  • UTX UNITED TECH 73,93 $ 0,83 (-1,11%) 4.280.900
  • VZ VERIZON COMMUN 42,75 $ 0,38 (-0,88%) 8.550.100
  • WMT WAL MART STORES 45,52 $ 1,21 (-2,59%) 20.041.000

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